Mosca denuncia l’attacco di 91 droni verso la residenza di Putin, clima sempre più teso sui negoziati

Mosca parla di un attacco con droni senza precedenti alla residenza presidenziale. Kiev nega tutto e accusa il Cremlino di manipolazione.

Le relazioni tra Mosca e Kiev hanno raggiunto un nuovo punto di rottura nelle ultime ore. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha denunciato quello che definisce un attacco terroristico deliberato: secondo le autorità russe, nella notte sarebbero stati intercettati e abbattuti 91 droni ucraini diretti verso la residenza presidenziale di Valdai, nella regione di Novgorod.

La struttura in questione non è una dimora qualsiasi. Situata strategicamente tra Mosca e San Pietroburgo, su una penisola circondata dai laghi Uzhin e Valdai, questa proprietà si estende su oltre 40 ettari e rappresenta uno dei luoghi più protetti della Russia. Soprannominata “la casa dorata” per i suoi lussuosi interni, la residenza è dotata di sistemi di difesa militari all’avanguardia: dodici torri ospitano i Pantsir-S1, sistemi missilistici antiaerei a corto raggio che garantiscono una protezione costante.

All’interno del complesso si trovano strutture degne di nota: una spa con piscina olimpionica da 25 metri, criocamera, solarium e hammam, oltre a una clinica dentistica e un centro cosmetico. Non mancano bunker sotterranei, una pista da hockey e persino una sala cinematografica. Secondo indagini giornalistiche e del team dell’oppositore Alexei Navalny, nella proprietà vivrebbe anche Alina Kabaeva, considerata la compagna di Putin, insieme ai loro presunti due figli.

La risposta di Kiev non si è fatta attendere. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha categoricamente smentito le accuse russe, definendole “menzogne totali” e denunciando un tentativo premeditato di sabotare i progressi diplomatici. “L’Ucraina non intraprende azioni che possano compromettere la diplomazia”, ha dichiarato Zelensky sui social, avvertendo che Mosca starebbe preparando il terreno per giustificare nuovi attacchi contro obiettivi governativi a Kiev.

Il tempismo dell’episodio è particolarmente delicato. La presunta incursione è avvenuta proprio mentre erano in corso contatti diplomatici tra Stati Uniti, Russia e Ucraina. Il presidente americano Donald Trump ha confermato di aver parlato telefonicamente con Putin, definendo la conversazione “positiva” ma ammettendo l’esistenza di “questioni spinose” da risolvere. Trump ha inoltre commentato che, se l’attacco venisse confermato, sarebbe “una brutta notizia”, pur precisando di non avere informazioni dettagliate sull’accaduto.

Lavrov ha annunciato che, alla luce di quello che definisce “terrorismo di Stato” da parte di Kiev, la posizione negoziale russa verrà ridefinita. Dal canto suo, il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov ha rivelato che Washington avrebbe pressato Kiev affinché adotti “misure concrete” per una soluzione definitiva, evitando di nascondersi dietro richieste di cessate il fuoco temporanei.

Nel frattempo, sul campo militare, il capo di Stato Maggiore russo Valery Gerasimov ha dichiarato che le forze di Mosca stanno avanzando “praticamente su tutto il fronte”, con dicembre che ha registrato il ritmo più veloce dell’anno. Secondo fonti russe, nel 2025 sarebbero passati sotto il controllo di Mosca 334 insediamenti.

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La situazione rimane estremamente volatile. Zelensky ha lanciato un appello alla comunità internazionale affinché non rimanga in silenzio, sottolineando che permettere alla Russia di minare gli sforzi diplomatici significherebbe compromettere qualsiasi prospettiva di pace duratura. La guerra, iniziata nel febbraio 2022, continua a mietere vittime e a dividere la comunità internazionale su come raggiungere una risoluzione sostenibile del conflitto.

Fonte: qui e qui

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