
Un video su Instagram accende l’allarme: dimagrito e affaticato, il direttore preoccupa chi lo segue da anni
Le feste natalizie portano con sé messaggi di auguri, ma per Vittorio Feltri quest’anno arrivano soprattutto espressioni di preoccupazione. L’82enne giornalista bergamasco ha recentemente condiviso un filmato sul suo profilo Instagram per parlare di una nuova uscita editoriale, ma l’attenzione dei suoi sostenitori si è concentrata su altro: il suo aspetto visibilmente provato ha sollevato un’ondata di inquietudine tra chi lo segue da tempo.
I commenti sotto il video parlano chiaro. “Direttore, com’è dimagrito. Si riguardi, mi raccomando, abbiamo ancora bisogno di lei”, scrive preoccupato un follower. E ancora: “È vero, sembra affaticato”, “Non si sforzi. Un abbraccio forte”, “Si riguardi. Abbiamo bisogno delle sue considerazioni”. Feltri, sempre noto per la sua energia e la sua verve polemica nonostante l’età avanzata, appare questa volta diverso, più fragile, scatenando un sentimento collettivo di apprensione.
Cosa può aver inciso così profondamente sul giornalista? Le ipotesi sono diverse, e tutte convergono verso un periodo particolarmente difficile per il direttore editoriale de Il Giornale.
Il video su Instagram:
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Impossibile non pensare alla scomparsa di Ornella Vanoni, avvenuta poco più di un mese fa. Il 23 novembre scorso, ospite di Mara Venier a Domenica In, Feltri non era riuscito a trattenere le lacrime ricordando la cantante. “Se fossi nato donna sarei voluto essere lei. Perché l’amavo”, aveva confessato con la voce rotta dall’emozione, confermando un’affermazione fatta in passato.
Il loro legame era profondo, autentico. Feltri aveva raccontato di averla vista l’ultima volta meno di un mese prima della morte: “D’inverno si muoveva meno perché aveva paura di ammalarsi, mentre in primavera ed estate ci vedevamo più spesso. Era una cantante straordinaria e lei non se ne rendeva davvero conto. Quando glielo dicevo, mi rispondeva: ‘Smetti di rompermi le palle'”. Un aneddoto che racchiude tutta l’intimità e l’affetto di un’amicizia vera, quella che lascia un vuoto incolmabile quando viene a mancare.
Perdere una persona cara a 82 anni non è mai facile. E forse quel peso emotivo continua a farsi sentire, contribuendo a quella stanchezza che ora traspare dai suoi lineamenti.
Ma non è solo il lutto personale a pesare sulle spalle del giornalista. Il 9 dicembre è arrivata una condanna che ha fatto discutere: Feltri è stato riconosciuto colpevole di “molestia discriminatoria” per alcune dichiarazioni pronunciate durante una puntata del 2024 de La Zanzara. Commentando le proteste seguite alla morte di Ramy Elgami, il diciannovenne egiziano morto a Milano, il giornalista aveva utilizzato espressioni offensive verso i musulmani, definendoli “razze inferiori”.
Il tribunale non ha accettato le scuse che Feltri aveva tentato di offrire sui social, definendo le sue parole “una battuta discutibile ma niente più”. La sentenza ha disposto il pagamento di ventimila euro all’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione e la pubblicazione della condanna sul Corriere della Sera. Una vicenda giudiziaria che certamente ha aggiunto tensione e stress a un momento già complicato.
Guardando il video pubblicato su Instagram, viene spontaneo chiedersi come stia davvero Vittorio Feltri. I segnali di stanchezza sono evidenti, e i suoi follower, abituati a vederlo combattivo e polemico, ora guardano con apprensione a questa fase della sua vita. Il peso degli anni si fa sentire, amplificato dal dolore emotivo e dalle pressioni esterne.
Non ci sono dichiarazioni ufficiali sulle sue condizioni di salute, ma i messaggi di affetto e preoccupazione che continuano ad arrivare dimostrano quanto il personaggio, pur divisivo, sia seguito e in qualche modo amato da una parte del pubblico italiano.
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“Abbiamo ancora bisogno di lei”, gli scrivono. E forse è proprio questo il miglior augurio che si possa fare a Feltri in questo Natale: che si prenda cura di sé, che trovi la forza di superare questo momento difficile, perché, al di là delle polemiche, rappresenta un pezzo di storia del giornalismo italiano che merita rispetto.
