Leone XIV rompe il silenzio: l’eredità di Francesco non si tocca

Leone XIV ricorda Francesco: “La sua voce profetica ha illuminato la Chiesa dei più poveri”

Nel primo incontro natalizio con la Curia romana da quando siede sul soglio di Pietro, Papa Leone XIV ha voluto dedicare le sue parole iniziali a colui che lo ha preceduto, rendendo un commovente tributo alla figura di Papa Francesco.

“Desidero anzitutto ricordare il mio amato predecessore”, ha esordito il Pontefice con evidente commozione, tracciando un ritratto sentito dell’uomo che ha guidato la Chiesa in anni di profonda trasformazione. Le parole di Leone XIV hanno restituito l’immagine di un pastore che ha lasciato un’eredità impossibile da ignorare: quella di una Chiesa capace di guardare negli occhi gli ultimi.

La “voce profetica” di Francesco, come l’ha definita il suo successore, ha rappresentato molto più di semplici pronunciamenti: è stata una bussola che ha orientato il cattolicesimo contemporaneo verso orizzonti di maggiore umanità. Il suo stile pastorale, autentico e diretto, ha abbattuto barriere che sembravano invalicabili, avvicinando la Chiesa alla gente comune e riportando al centro dell’attenzione ecclesiale ciò che davvero conta: la misericordia divina.

Nel suo discorso, Leone XIV ha sottolineato come Francesco abbia incoraggiato una Chiesa “lieta e gioiosa”, capace di accogliere tutti senza distinzioni. Non una Chiesa delle porte chiuse, ma degli abbracci aperti. Una comunità di credenti che sa riconoscere nei poveri non oggetti di carità, ma il volto stesso di Cristo.

Il video:

Questo omaggio si è inserito in un discorso più ampio rivolto ai collaboratori della Curia, dove il nuovo Papa ha delineato le priorità del suo pontificato. Con franchezza insolita, Leone XIV non ha nascosto le difficoltà che attraversano gli organismi centrali della Chiesa: personalismi, ambizioni di carriera, dinamiche di potere che resistono al cambiamento.

“A volte si fa strada l’amarezza”, ha ammesso il Pontefice, riferendosi a quelle tensioni interne che, nonostante decenni di tentativi di riforma, continuano a minare la comunione. Ha parlato apertamente di “smania di primeggiare” e di “cura dei propri interessi”, ponendo una domanda che suona quasi provocatoria: “È possibile essere amici nella Curia Romana?”.

La risposta che Leone XIV propone passa attraverso relazioni autentiche, costruite sulla fiducia reciproca e sul riconoscimento sincero delle competenze altrui, abbandonando rivalità e sotterfugi che inquinano il servizio ecclesiale.

Richiamando proprio l’esortazione apostolica Evangelii gaudium di Francesco, il Papa ha ribadito due obiettivi urgenti: missione e comunione. La Chiesa, per sua natura, è chiamata ad annunciare il Vangelo, e le strutture burocratiche non devono diventare ostacoli a questa missione fondamentale. Ogni ufficio, ogni dicastero deve animarsi di spirito missionario, mettendosi al servizio delle Chiese locali.

Sul fronte interno, Leone XIV ha insistito affinché la diversità di ruoli e sensibilità non si trasformi in divisione. Ha messo in guardia dai rischi di un’unità solo apparente, dietro cui si nascondono fratture profonde, e da polarizzazioni che generano rigidità ideologiche, visibili nelle contrapposizioni su temi liturgici, morali e teologici.

Al termine dell’incontro, il Papa ha donato ai presenti un testo spirituale del Seicento, La pratica della presenza di Dio di fra’ Lorenzo della Risurrezione, gesto simbolico che richiama all’interiorità e alla semplicità.

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Anche rivolgendosi ai dipendenti vaticani, Leone XIV ha ribadito questo invito: “Impariamo dal Natale di Gesù lo stile della semplicità e dell’umiltà”, trasformando il lavoro quotidiano in autentico servizio.

In questo primo messaggio natalizio, emerge chiara la volontà di Leone XIV di camminare sulle orme del predecessore, custodendo quell’eredità di una Chiesa vicina ai poveri che Francesco ha consegnato al mondo.

Fonte: qui e qui

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