Askatasuna, scontro in tv dopo lo sgombero: “Centri sociali? Lì si radunano delinquenti”

Centri sociali sotto accusa dopo lo sgombero: scontro durissimo

La mattina del 18 dicembre segna la fine di un’era durata quasi tre decenni. Il centro sociale Askatasuna, occupato dal novembre 1996 nell’edificio di corso Regina Margherita 47 a Torino, ha visto arrivare la Digos per un’operazione di sequestro e sgombero che ha scatenato reazioni politiche contrapposte. L’evento scatenante? L’irruzione violenta nella redazione del quotidiano La Stampa avvenuta il 28 novembre scorso, l’ennesimo episodio di una lunga scia di aggressioni e devastazioni.

Durante le perquisizioni condotte dalla polizia, supportata da carabinieri e guardia di finanza, sono stati rinvenuti e sequestrati dispositivi elettronici, indumenti utilizzati presumibilmente durante le azioni violente e fumogeni. Sei attivisti sono stati trovati al terzo piano dello stabile, in un’area dichiarata inagibile e quindi vietata secondo gli accordi stipulati con il Comune. Proprio questa violazione ha rappresentato la goccia finale che ha fatto saltare il cosiddetto “patto di collaborazione” sui beni comuni.

Il caso ha alimentato un acceso dibattito televisivo nell’ultima puntata di “Dritto e Rovescio”, il programma di approfondimento di Rete4 trasmesso eccezionalmente con la conduzione di Mario Giordano, sostituito a Paolo Del Debbio per un improvviso malessere stagionale del titolare.

La lite in tv:

Tra gli ospiti, il senatore Marco Lisei di Fratelli d’Italia non ha usato mezzi termini: “Bisogna eliminare queste sedi, altrimenti la violenza continuerà come è accaduto negli ultimi vent’anni. Oggi ci si preoccupa perché scendono in piazza, ma da decenni quelle strutture organizzano violenze contro le forze dell’ordine. In quei luoghi si aggregano persone, si recluta manovalanza e si radunano delinquenti pronti a devastare vetrine e aggredire i nostri agenti”.

La replica della deputata democratica Alessia Morani è apparsa debole e poco credibile agli occhi di molti telespettatori. Anziché affrontare direttamente il nodo della violenza sistematica, Morani ha tentato di spostare il discorso sulle intenzioni originarie: “L’obiettivo era restituire quello spazio alla città, trasformandolo in un luogo culturale accessibile a tutti i cittadini”. Una difesa che suona vuota di fronte alla cronaca degli ultimi mesi.

Le indagini in corso coinvolgono decine di persone per gli assalti violenti del 2 ottobre alle Ogr, del 3 ottobre alla sede di Leonardo, del 14 novembre alla Città Metropolitana e, infine, dell’aggressione alla redazione de La Stampa. A questi episodi si aggiungono le occupazioni dei binari nelle stazioni di Porta Nuova e Porta Susa. I reati ipotizzati spaziano dalla violenza privata alle lesioni aggravate, dall’interruzione di pubblico servizio al danneggiamento, fino alla resistenza a pubblico ufficiale.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha commentato l’operazione con fermezza: “Dallo Stato un segnale inequivocabile: non può esistere spazio per la violenza nel nostro Paese”. Una posizione netta che contrasta con l’ambiguità dimostrata da certa politica, sempre pronta a giustificare o minimizzare quando si tratta di violenze provenienti da determinate aree dell’estremismo.

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La sera stessa dello sgombero, i militanti hanno tentato un corteo per rientrare nella palazzina, lanciando petardi e bottiglie contro le forze dell’ordine, respinti dagli idranti. Le scuole della zona sono rimaste chiuse anche il giorno successivo per motivi di sicurezza.

I fatti dunque parlano una lingua chiara, diversa dalle narrazioni politiche di convenienza. Mentre alcune forze politiche continuano a dipingere questi luoghi come presidi di cultura e socialità, la realtà mostra un quadro ben differente fatto di violenza organizzata, illegalità e disprezzo per le regole democratiche.

Fonte: qui e qui

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