
Atreju, la foto che divide l’Italia
Sul palco di Atreju 2025, la kermesse di Fratelli d’Italia a Castel Sant’Angelo, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro ha riacceso un dibattito che ogni tanto torna a far discutere la politica italiana. Durante il panel sulla lotta al fondamentalismo islamico, Delmastro ha mostrato al pubblico tre foto che, secondo lui, raccontano “l’Italia di ieri e quella di oggi”.
Due donne, due scelte opposte
Le immagini parlano da sole: da una parte Laura Boldrini e Federica Mogherini ritratte con il velo durante le visite in Paesi arabi, dall’altra Giorgia Meloni accanto al principe saudita Bin Salman, a capo scoperto. Due modi completamente diversi di presentarsi di fronte alla cultura islamica.
Laura Boldrini, ex presidente della Camera ed esponente di spicco del Partito Democratico, rappresenta per i critici quella sinistra progressista che, nel tentativo di mostrarsi rispettosa verso altre tradizioni, finisce per sottomettersi simbolicamente a culture che opprimono le donne. Il velo islamico, per molti, non è solo un simbolo religioso ma il segno concreto di una sottomissione nella religione fondata da Maometto.
Dall’altra parte c’è Giorgia Meloni, presidente del Consiglio riconosciuta da Politico tra le donne e i leader più influenti al mondo. Durante le sue visite in Medio Oriente, la premier ha tenuto un atteggiamento fermo: si è presentata come capo di governo europeo, senza alcuna concessione formale alle tradizioni locali, rivendicando con fierezza la propria identità occidentale.
L’affondo di Delmastro contro la sinistra
Il sottosegretario non si è fermato alle foto. Ha attaccato duramente la sinistra accusandola di aver scoperto il nuovo “spettro del patriarcato” solo “da quando al governo c’è il primo presidente donna”. Un paradosso, secondo Delmastro: mentre Meloni dimostra forza e indipendenza sulla scena internazionale, rifiutando simboli di sottomissione femminile, l’opposizione la accusa di autoritarismo.
Il messaggio del partito di governo, rilanciato anche sull’account ufficiale di Fratelli d’Italia su X, è chiaro: “Ci sono donne capaci di dialogare con chiunque senza mai perdere la propria identità, e altre che arrivano a rinnegare la nostra cultura sottomettendosi a un’altra. Con fierezza, a testa alta e a capo scoperto”.
Il post:
Ci sono donne capaci di dialogare con chiunque senza mai perdere la propria identità, e altre che arrivano a rinnegare la nostra cultura sottomettendosi a un’altra.
Con fierezza, a testa alta e a capo scoperto. pic.twitter.com/9izcutsCZ9
— Fratelli d’Italia 🇮🇹 (@FratellidItalia) December 13, 2025
Un tema che divide l’Italia
Non è la prima volta che questo scontro emerge nel dibattito pubblico. Già nel 2017, la stessa Giorgia Meloni aveva sollevato la questione su Facebook, chiedendosi pubblicamente perché Boldrini ritenesse necessario indossare il velo durante le visite nelle moschee. Un tema che continua a rappresentare un punto di rottura tra due visioni politiche inconciliabili.
Da un lato c’è chi ritiene che il rispetto delle tradizioni altrui passi anche attraverso l’adattamento esteriore, dall’altro chi considera questo adattamento una forma di sottomissione culturale inaccettabile per un rappresentante delle istituzioni italiane, soprattutto se donna.
Leggi anche – Buffon ad Atreju: “Meloni rappresenta al meglio l’Italia”.
Identità e sovranità
L’episodio di Atreju si inserisce in un panel più ampio sulla lotta al fondamentalismo islamico, durante il quale Delmastro ha parlato anche della proposta di legge contro il separatismo islamico presentata da Fratelli d’Italia, ispirata alla legislazione francese di Macron. L’obiettivo è tracciare i finanziamenti alle moschee, perché “il terrorismo islamico è come la criminalità organizzata e Borsellino ci ha insegnato che bisogna seguire il flusso di denaro”.
Il messaggio lanciato da Atreju è chiaro: l’Italia di Meloni vuole dialogare con il mondo islamico mantenendo però saldi i propri valori e la propria identità, senza compromessi simbolici che potrebbero apparire come segni di debolezza o sottomissione culturale.
Fonte: liberoquotidiano.it – ilgiornale.it
