
Elly Schlein assente ad Atreju: una scelta che alimenta polemiche e interrogativi
L’assenza di Elly Schlein alla kermesse di Fratelli d’Italia ha dominato la scena politica più della presenza di molti altri. Mentre Atreju apriva i battenti ai Giardini di Castel Sant’Angelo con il tradizionale taglio del nastro, la segretaria del Pd è stata paradossalmente la figura più evocata dell’intera giornata. Un’assenza che pesa, soprattutto considerando che tutti gli altri leader dell’opposizione hanno accettato l’invito.
“Elly? Chi l’ha vista?”
L’ironia della destra non si è fatta attendere. Grazia Di Maggio ed Etelwardo Sigismondi, dalla radio ufficiale dei gruppi parlamentari di FdI, hanno lanciato provocazioni dal sapore satirico: “Elly? Chi l’ha vista?”, scherzando con un riferimento alle trasmissioni televisive sulle persone scomparse. Un modo leggero ma efficace per sottolineare una scelta che, secondo gli esponenti meloniani, rivela fragilità politica.
Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI alla Camera, ha rincarato la dose con un appello volutamente provocatorio: “Vieni ad Atreju, ti troverai bene: non ci sono pro-Pal che ti tirano per la giacca, non ci sono maranza che chiedono di supportarti, non ci sono correnti. Noi ci teniamo a Elly Schlein”. Parole che suonano come una critica alle difficoltà interne al Pd e alla gestione della leadership.
Il fairplay di Gualtieri mette in imbarazzo il Pd
Ma a rendere l’assenza di Schlein ancora più rumorosa è stata la presenza del sindaco di Roma Roberto Gualtieri, esponente di primo piano del Partito Democratico. Accolto da Giovanni Donzelli, Gualtieri ha rivendicato con orgoglio il suo ruolo istituzionale: “Sono qui perché sindaco di tutti”, ha dichiarato, sottolineando un senso di responsabilità che contrasta nettamente con la linea della sua segretaria.
Sul mancato confronto tra Schlein e Meloni, Gualtieri ha mantenuto toni prudenti ma significativi: “Penso che sarebbe stata un’ottima occasione che i due leader si confrontassero tra di loro. Questa cosa non è avvenuta, ma non mi sembra particolarmente per responsabilità di Elly Schlein. Anzi, su questo io la difendo”, ha spiegato. Pur difendendola formalmente, ha però ammesso che l’occasione persa resta “un peccato”, lasciando intendere che il confronto pubblico avrebbe giovato al dibattito democratico.
Una strategia discutibile
La domanda che emerge spontanea è: perché Schlein ha scelto di non esserci? La segretaria dem si trova in una posizione scomoda. Da un lato, non volendo legittimare la festa della destra, dall’altro rischia di apparire debole, timorosa del confronto diretto. Il paragone con la celebre battuta di Nanni Moretti in Ecce Bombo calza a pennello: “Mi si nota più se vengo o se non vengo?”. Nel caso di Schlein, la risposta sembra essere chiara: l’assenza ha fatto decisamente più rumore.
Arianna Meloni, responsabile della segreteria politica di FdI, ha definito l’assenza un “errore” e un’occasione persa: “Lei e Conte potevano coalizzarsi contro mia sorella”, ha osservato, sottolineando come il rifiuto abbia privato l’opposizione di una vetrina strategica.
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Un’immagine che si deteriora
Mentre Giuseppe Conte ha accettato di partecipare (pur senza confronto diretto con Meloni), Schlein resta l’unica grande assente tra i leader dell’opposizione. Una scelta che alimenta l’immagine di una segretaria poco incline al confronto diretto, forse impaurita dalle correnti interne del suo stesso partito o dalle difficoltà nel gestire situazioni politicamente complesse.
L’ironia e il sarcasmo che hanno dominato la giornata inaugurale di Atreju — completi del “bullometro” per misurare “le parole d’odio della sinistra” — rischiano di consolidare una narrazione poco lusinghiera per Schlein: quella di una leader che preferisce evitare il ring quando la sfida si fa dura.
Resta da vedere se la segretaria del Pd sceglierà di rispondere pubblicamente o se continuerà a ignorare le provocazioni, rischiando però di alimentare ulteriormente l’impressione di una leadership fragile e poco incisiva.
Fonte: lapresse.it – ansa.it
