
La linea del presidente provoca la reazione più dura di Clemente Mastella.
Roberto Fico non ha ancora completato la formazione della Giunta regionale e già si trova davanti al primo vero incidente politico del mandato. La decisione, o presunta tale, di escludere consiglieri eletti e candidati che hanno raccolto preferenze durante la campagna elettorale ha scatenato una reazione di rara durezza da parte di Clemente Mastella. Il sindaco di Benevento, leader di Noi di Centro, ha definito questa impostazione una distorsione delle regole non scritte che governano la rappresentanza. Le critiche sono state rese pubbliche dopo un confronto diretto con Fico che, almeno per ora, non ha modificato la sua linea.
Secondo quanto riportato da Il Foglio, Cronache della Campania e varie testate regionali, Fico sta valutando di costruire una Giunta con un numero rilevante di esterni. Una scelta che Mastella considera un capovolgimento del patto politico che ha sostenuto il candidato del “campo largo”. Il sindaco di Benevento ha ricordato come la vittoria in Campania sia arrivata grazie al contributo dei partiti, non delle personalità tecniche. In più di un passaggio, ha definito questa opzione “un passo falso” e “una bizzarria istituzionale”, criticando l’idea che chi ha affrontato la campagna elettorale possa essere scavalcato da figure rimaste fuori dal confronto con gli elettori.
Mastella ha evocato precedenti e confronti concreti: dalla pratica francese della supplenza per i parlamentari che entrano al governo, fino al caso della Puglia, dove lo statuto regionale impone che la maggior parte degli assessori provenga direttamente dal Consiglio. Ha citato anche l’esperienza dei governi Conte, ricordando che i 5 Stelle non avevano sollevato alcuna obiezione alla presenza di parlamentari nei ministeri. Il riferimento è un messaggio politico chiaro: il criterio proposto oggi da Fico non appartiene nemmeno alla tradizione del Movimento.
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L’impatto della crisi è evidente: se Fico non modificherà il progetto di Giunta, il fronte interno potrebbe ampliarsi rapidamente, coinvolgendo altre forze che rivendicano il peso elettorale ottenuto nei collegi. Una correzione di rotta resta possibile, ma avrebbe un costo politico rilevante per un presidente che si è presentato come garante di una gestione innovativa e meno verticistica. Un irrigidimento, invece, rischierebbe di congelare i rapporti nella coalizione e di alimentare tensioni permanenti nel corso della legislatura.
Il nuovo presidente apre il mandato con una frattura evitabile.
Il nodo della rappresentanza si è trasformato in uno scontro frontale con un alleato decisivo.
La Giunta nascerà già zavorrata se Fico non chiarirà rapidamente il metodo e gli equilibri interni.
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