“Quanto prenderebbe oggi Vannacci”. Sondaggi, il dato è clamoroso

Il generale Vannacci lascia Salvini per costruire un progetto tutto suo, tra richiami gollisti, sondaggi incerti e alleati che esitano.

L’addio di Roberto Vannacci alla Lega non è stato semplicemente una questione personale o di divergenze con Matteo Salvini. Il generale ha deciso di bruciare i ponti con il Carroccio per costruire qualcosa di proprio: Futuro nazionale, un progetto che nelle intenzioni dovrebbe trasformare la sua notorietà mediatica in un movimento politico strutturato. Resta da capire se la realtà sarà all’altezza delle ambizioni.

A dare una prima patina di legittimità storica all’operazione ci ha pensato Mario Borghezio, veterano della Lega che non ha esitato a scomodare paragoni illustri. L’ex eurodeputato ha accostato Vannacci addirittura a Charles De Gaulle, un riferimento che lo stesso generale coltiva da tempo, anche in virtù di un passato vissuto a Parigi. Paragoni audaci, che suonano forse eccessivi per chi sta ancora costruendo le fondamenta di un partito.

Sul fronte elettorale, una rilevazione di YouTrend per Sky Tg24 ha accreditato a Futuro nazionale un potenziale del 4,2%. Un dato che, se confermato, sarebbe più che rispettabile per una formazione nuova di zecca. Ma c’è un dettaglio non trascurabile: questi consensi arriverebbero principalmente sottraendo voti a Fratelli d’Italia (1,1%) e alla Lega (0,9%), ovvero proprio agli alleati del centrodestra che Vannacci dice di voler rappresentare in modo più autentico.

Il problema, però, è che la fiducia personale nel generale rimane bassa: appena il 14% degli italiani ha un’opinione positiva di lui, mentre la sfiducia tocca il 53%. Anche tra gli elettori leghisti c’è molta incertezza: quasi la metà di loro (48%) non sa cosa pensare di Vannacci. Non proprio il capitale politico ideale per sfondare.

Sul piano organizzativo, Vannacci ha fatto del centro studi Rinascimento nazionale il cuore pulsante del progetto, con sede in un castello nel Piemonte meridionale che viene presentato come una “nuova Pontida”. L’associazione Mondo al contrario, che ha funzionato da incubatrice, terrà un’assemblea straordinaria il 16 febbraio per definire gli assetti interni.

Ma chi seguirà davvero il generale? Tra i nomi sicuri c’è Massimiliano Simoni, unico consigliere regionale della Lega in Toscana, già legato a Vannacci dalla campagna elettorale. Stefano Valdegamberi in Veneto sta ancora “riflettendo”. Altri parlamentari, come Edoardo Ziello, Emanuele Pozzolo, Domenico Furgiuele e Rossano Sasso, sono in bilico: qualche segnale di simpatia, ma nessun salto ufficiale.

Significativo anche chi ha detto “no”. Manlio Messina ha smentito categoricamente qualsiasi adesione, così come Casapound, pur condividendo la controversa proposta sulla “remigrazione”.

Vannacci ha un anno davanti a sé per dimostrare che il suo progetto non è solo uno show mediatico. La riforma della legge elettorale, che potrebbe alzare la soglia di sbarramento al 4%, rende la sfida ancora più incerta.

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Lasciare la Lega per inseguire un sogno gollista è una scelta coraggiosa, o forse azzardata. Le urne diranno se dietro i sondaggi iniziali e i paragoni storici c’è sostanza politica vera, o solo un’altra meteora destinata a consumarsi in fretta.

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