
Esperti e ospiti TV puntano il dito su licenze, controlli e sicurezza: ora si chiedono misure cautelari e responsabilità precise.
La strage di Crans Montana, che ha spezzato oltre 40 vite all’inizio del 2026, continua a sollevare interrogativi pressanti su responsabilità e mancati controlli. La vicenda è stata al centro del dibattito a 4 di Sera su Rete 4, dove diversi ospiti hanno espresso dure critiche verso la gestione della sicurezza nel locale svizzero.
L’avvocato Annamaria Bernardini De Pace non ha usato mezzi termini nel criticare l’operato dei gestori francesi Jacques Moretti e Jessica Maric. Secondo la nota matrimonialista, siamo di fronte a una “deresponsabilizzazione assoluta” che coinvolge non solo chi gestiva la discoteca, ma anche chi avrebbe dovuto vigilare e chi ha rilasciato le autorizzazioni necessarie.
La questione della capienza appare particolarmente controversa. “Come è possibile che sia stata concessa una licenza per accogliere 400 persone in uno spazio che dalle immagini appare decisamente insufficiente?” si chiede Bernardini De Pace, sottolineando come le fotografie del locale mostrino ambienti ristretti, inadeguati per ospitare una tale quantità di avventori.
Il video dell’intervento:
Strage di Capodanno a #CransMontana
“C’è una deresponsabilizzazione assoluta dei gestori, di chi deve effettuare i controlli e di chi ha rilasciato la licenza”
Annamaria Bernardini De Pace a #4disera News pic.twitter.com/Eg7hgWCpRF
— 4 di sera (@4disera) January 6, 2026
La richiesta dell’avvocato è netta: misure cautelari immediate per tutti i responsabili. Gli arresti domiciliari sarebbero necessari, secondo la sua analisi, per evitare rischi concreti di inquinamento probatorio, fuga o dispersione patrimoniale che potrebbe compromettere eventuali futuri risarcimenti alle famiglie delle vittime.
Il giornalista Antonio Caprarica ha rincarato la dose, identificando nel “dio profitto” la radice del problema. “I gestori hanno privilegiato il guadagno risparmiando sulla sicurezza”, ha affermato, aggiungendo che le autorità locali potrebbero aver “chiuso un occhio” non necessariamente per corruzione, ma per tutelare gli interessi economici dell’intera zona turistica.
Caprarica ha inoltre apprezzato l’intervento di Bernasconi, definendolo una delle poche voci coraggiose capaci di rompere quello che ha definito un “clima quasi omertoso” calato sulla tragedia, dove gli interessi economici avrebbero prevalso sulla ricerca della verità.
Paolo Romano del Partito Democratico ha spostato l’attenzione sul contesto italiano, ricordando casi recenti come l’incendio al Lime di Milano nel 2023. Il problema, secondo Romano, è culturale: i locali notturni vengono spesso stigmatizzati come “luoghi di perdizione”, finendo in una zona grigia di scarsa attenzione istituzionale.
“Dovremmo invece parlare del diritto al divertimento in sicurezza”, ha sostenuto Romano, evidenziando un’anomalia normativa preoccupante: in Italia esistono bar che possono temporaneamente svolgere attività da discoteca senza sottostare ai rigorosi controlli previsti per questi locali. Una lacuna legislativa che rappresenta un potenziale pericolo.
Romano ha infine richiamato all’equilibrio: è giusto il lutto nazionale ed evitare lo spettacolo morboso del dolore, ma è altrettanto fondamentale garantire standard di sicurezza adeguati nei luoghi del divertimento notturno.
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La tragedia di Crans Montana si configura quindi come l’ennesimo caso in cui il binomio profitto-negligenza ha prodotto conseguenze devastanti, colpendo prevalentemente adolescenti e giovanissimi. Una ferita che impone una riflessione seria su controlli, normative e cultura della sicurezza, in Svizzera come in Italia.
