
Equilibrio diplomatico alla vigilia del vertice di Parigi: fermezza sui principi, nessuna rottura con Washington.
La premier italiana si trova davanti a una delle sfide diplomatiche più delicate del suo mandato. Le dichiarazioni del presidente americano Donald Trump sulla Groenlandia hanno messo Giorgia Meloni in una posizione complessa: da un lato il suo ruolo consolidato di ponte privilegiato tra Europa e Stati Uniti, dall’altro l’impossibilità di avallare posizioni che contrastano con i principi fondamentali dell’alleanza atlantica.
La soluzione è arrivata alla vigilia del vertice dei Volenterosi a Parigi, con la firma di una dichiarazione congiunta insieme ai principali leader europei e alla premier danese Mette Frederiksen, direttamente interessata dalla questione.
Il testo, sottoscritto anche da Emmanuel Macron, Friedrich Merz, Donald Tusk, Pedro Sanchez e Keir Starmer, rappresenta un capolavoro di equilibrio diplomatico. Il documento ribadisce che la sicurezza artica costituisce una priorità europea essenziale e ricorda un fatto incontrovertibile: il Regno di Danimarca, Groenlandia compresa, è membro della NATO.
La dichiarazione sottolinea come la sicurezza nell’Artico debba essere perseguita in modo collaborativo, rispettando i principi della Carta ONU: sovranità nazionale, integrità territoriale e inviolabilità dei confini. Principi universali che nessuno può mettere in discussione. Il messaggio è chiaro senza essere ostile: Washington rimane un alleato indispensabile, ma il futuro della Groenlandia spetta esclusivamente ai danesi e ai groenlandesi.
Il vertice delle 14 a Parigi riunisce 37 rappresentanti dei Paesi Volenterosi. Per l’Italia, il consigliere diplomatico Fabrizio Saggio ha lavorato intensamente alla preparazione. Saranno presenti Ursula von der Leyen e Antonio Costa per l’UE, Mark Rutte per la NATO, mentre gli USA inviano Steve Witcoff, inviato speciale di Trump per l’Ucraina, e Jared Kushner.
L’agenda principale riguarda le garanzie di sicurezza per Kiev in caso di cessate il fuoco. Si discute un meccanismo ispirato all’articolo 5 della NATO, proposta italiana sin dai primi incontri, definendo durata e composizione di un’eventuale forza multinazionale. La posizione italiana resta ferma: nessun invio di truppe sul territorio ucraino.
Sul Venezuela, Meloni mantiene una linea prudente. L’operazione americana contro Maduro viene considerata legittima e difensiva, motivata dalla lotta al narcotraffico. Questa cautela si spiega anche con l’obiettivo prioritario di liberare il cooperante italiano Alberto Trentini, detenuto a Caracas dal 15 novembre 2024. Il governo lavora incessantemente attraverso la mediazione vaticana, coordinata dal sottosegretario Alfredo Mantovano.
Le preoccupazioni di Trump sulla Groenlandia non nascono dal nulla. Il presidente americano evidenzia questioni strategiche reali: la presenza crescente di navi russe e cinesi nell’Artico e la necessità di garantire la sicurezza nazionale statunitense in un’area geopoliticamente cruciale. Stephen Miller, vice capo dello staff presidenziale, ha ribadito alla CNN che nessuno combatterà militarmente per la Groenlandia, ma ha sottolineato l’importanza del controllo dell’Artico.
La premier italiana ha soppesato ogni parola dopo consultazioni con i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. Tajani, ministro degli Esteri, ha chiarito la posizione: l’Unione Europea deve garantire l’indipendenza di un territorio danese.
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La dichiarazione firmata da Meloni rappresenta una presa di distanza necessaria dalle mire espansionistiche, ma costruita con l’attenzione di chi non vuole compromettere una relazione strategica fondamentale. Un equilibrismo diplomatico che riconosce le legittime preoccupazioni americane sulla sicurezza artica, difende però i principi atlantici e il diritto internazionale, evitando rotture che danneggerebbero gli interessi italiani ed europei.
