
Dal presepe a San Pietro, l’appello del Pontefice per una pace che ribalta la logica della forza
Il primo giorno del 2026 ha visto Papa Leone XIV celebrare la Santa Messa nella maestosa Basilica di San Pietro, un momento di profonda spiritualità che ha coinciso con due ricorrenze significative: la Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e la 59ª Giornata Mondiale della Pace. Oltre 5.500 fedeli hanno riempito la basilica, mentre migliaia di altri si sono riuniti in piazza per l’Angelus, portando striscioni e cartelli che ricordavano i paesi dilaniati dalle guerre.
Il tema scelto quest’anno dal Pontefice risuona come un invito coraggioso al mondo intero: “La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante”. Non si tratta di semplici parole, ma di una visione radicale che parte dal presepe, dove Dio stesso si è presentato all’umanità nella forma più vulnerabile possibile: un bambino indifeso.
Durante l’omelia, Papa Leone XIV ha richiamato proprio questa immagine toccante: “Il volto di Dio si rivela disarmato e disarmante, nudo e indifeso come un neonato nella culla”. Un messaggio potente che ribalta le logiche del potere e della forza. Il mondo, ha sottolineato il Papa, non trova salvezza affilando le spade o eliminando chi è considerato nemico, ma attraverso la comprensione instancabile, il perdono, l’accoglienza senza calcoli né paure.
Il riferimento a Maria è stato centrale nella riflessione del Pontefice. Con il suo “sì” alla volontà divina, la Madonna ha permesso che l’amore di Dio assumesse un volto umano, quello di Gesù. Un esempio che ci invita a riflettere su come ognuno di noi possa diventare specchio della bontà divina per gli altri, trasformando i nostri giorni in occasioni di benedizione.
Nelle preghiere dei fedeli, pronunciate in diverse lingue, è emersa con forza la supplica affinché i governanti del mondo siano ispirati verso gesti concreti di giustizia e fraternità, verso la salvaguardia del creato. Si è pregato perché il rumore delle armi lasci spazio all’armonia tra i popoli.
All’Angelus, davanti a circa 40.000 persone radunate in piazza San Pietro, il Papa ha rinnovato il suo appello per la pace: “Preghiamo per la pace tra le nazioni insanguinate da conflitti e miseria, ma anche nelle nostre case, nelle famiglie ferite dalla violenza”. Ha espresso apprezzamento per le numerose iniziative organizzate in tutto il mondo, citando in particolare la marcia nazionale di Catania e quella promossa dalla Comunità di Sant’Egidio.
Il Giubileo della speranza, prossimo alla conclusione, ha insegnato, secondo Leone XIV, come coltivare la speranza di un mondo rinnovato: convertendo il cuore, trasformando i torti in perdono, il dolore in consolazione. È questo lo stile di Dio, che non giudica ma accoglie, che non opprime ma libera.
Monsignor Paul Richard Gallagher, ministro degli Esteri vaticano, ha aggiunto una riflessione inquietante: “Con la diminuzione dell’impegno per il disarmo si è persa di vista anche la lotta alla fame, alla povertà e la promozione dei diritti umani fondamentali”. Ha ricordato che la vera pace non nasce solo dal disarmo militare, ma dalla fiducia e dalle relazioni pacifiche tra i popoli.
Leggi anche – Nostradamus e il 2026: l’anno della prova tra crolli e rinascita
Mentre iniziamo questo nuovo anno, il Papa ci invita ad accostarci al presepe come al “luogo della pace disarmata per eccellenza”, per poi ripartire glorificando Dio e costruendo, giorno dopo giorno, un’epoca di autentica pace e amicizia tra tutti i popoli. Un compito che inizia dal disarmare i nostri cuori.
