
Caso Hannoun, l’Aula esplode: accuse incrociate e nervi scoperti
La ripresa dei lavori parlamentari dopo la pausa natalizia ha visto Montecitorio teatro di aspri scontri politici. Al centro della polemica, l’inchiesta giudiziaria che ha portato all’arresto di Mohammad Hannoun, presidente dell’Associazione dei palestinesi in Italia, e di altre otto persone per un presunto sistema di finanziamento a Hamas.
Il clima si è surriscaldato quando Fratelli d’Italia ha sollevato il tema con fermezza, chiedendo trasparenza e responsabilità politiche. La deputata Sara Kelany non ha usato mezzi termini nell’accusare le forze di opposizione di avere avuto rapporti troppo stretti con Hannoun. “È stato osannato e coccolato da Pd, M5S e Avs”, ha dichiarato, ricordando le visite istituzionali e le missioni all’estero condivise con esponenti dell’opposizione, in particolare con la deputata pentastellata Stefania Ascari.
L’attacco di Fratelli d’Italia si è concentrato sull’atteggiamento tenuto dalla sinistra nei mesi scorsi, quando aveva respinto ogni dubbio sul controverso personaggio. “Un atteggiamento vergognoso che abbiamo stigmatizzato fortemente”, ha sottolineato Kelany, invitando Pd e alleati a “scusarsi con gli italiani” per la loro leggerezza politica.
La richiesta della maggioranza è legittima: il governo ha posto la fiducia sulla manovra e merita che venga fatta piena luce su vicende che coinvolgono flussi di denaro irregolari dall’Italia verso l’estero. Per questo è stata avanzata la richiesta di un’informativa urgente al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Le opposizioni hanno reagito con veemenza, trincerandosi dietro il rispetto della magistratura. Il democratico Arturo Scotto ha dichiarato che bisogna attendere le indagini, aggiungendo però una condanna generica del terrorismo. Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra ha respinto le accuse politiche, affermando di non avere “nulla di cui vergognarsi”.
La tensione è esplosa definitivamente quando Giovanni Donzelli, responsabile Organizzazione di Fratelli d’Italia, ha chiesto una seconda informativa urgente, questa volta al ministro degli Esteri Antonio Tajani. Il tema sollevato da Donzelli è di rilevanza internazionale: “È emerso un flusso di denaro importante uscito dall’Italia in modo irregolare”, ha spiegato, chiedendo se questo abbia complicato le relazioni diplomatiche del nostro Paese. Una domanda legittima che merita risposte chiare.
A questo punto l’opposizione è andata su tutte le furie, contestando la decisione del vicepresidente Fabio Rampelli di concedere la parola a Donzelli. Secondo il centrosinistra, il regolamento prevederebbe un solo intervento per gruppo sugli ordini del giorno, e Fratelli d’Italia aveva già parlato.
Le proteste sono esplose dai banchi di Pd, Movimento 5 Stelle e Avs. Marco Grimaldi ha definito la decisione un “grave precedente”, arrivando a minacciare conseguenze sull’approvazione della manovra. Federico Fornaro ha parlato di “comportamento inaccettabile”, mentre Valentina D’Orso del M5S ha denunciato uno “spacchettamento delle informative”.
Il vicepresidente Rampelli ha risposto con pacatezza e fermezza, chiarendo che non è stato creato alcun precedente: “Ho ascoltato Donzelli per capire se si trattasse di un intervento pretestuoso o di merito, poi l’ho pregato di concludere e lui ha concluso anticipatamente”, ha spiegato, difendendo la correttezza del proprio operato.
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La verità è che la maggioranza ha toccato un nervo scoperto delle opposizioni, che per mesi hanno difeso Hannoun ignorando segnali preoccupanti. Ora che la magistratura indaga, chiedere chiarezza politica è un dovere verso gli italiani. La seduta è poi proseguita con l’esame del Bilancio, ma lo scontro rimane aperto: da una parte chi chiede trasparenza, dall’altra chi cerca di minimizzare responsabilità evidenti.
