Torino, chiuso Askatasuna: il regalo di Natale che scatena l’ironia di Fratelli d’Italia

FdI festeggia lo sgombero come un successo politico, il Pd balbetta e si rifugia nelle formule burocratiche

Mancano pochi giorni al Natale e a Torino è arrivato in anticipo un pacchetto che ha diviso la città: la chiusura del centro sociale Askatasuna, storico punto di ritrovo della galassia antagonista in corso Regina Margherita. Un’operazione che ha fatto esultare il centrodestra e ha messo in evidente imbarazzo il Partito Democratico locale e nazionale.

Il blitz delle forze dell’ordine, coordinato all’alba su disposizione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha posto fine alla vicenda di uno spazio che negli ultimi anni era diventato protagonista di episodi controversi. Dalle manifestazioni no vax agli scontri durante le proteste pro-Palestina, fino all’assalto alla redazione del quotidiano La Stampa, Askatasuna era finito ripetutamente sotto i riflettori per episodi di tensione e violenza.

Eppure, lo stesso centro sociale aveva trovato una sponda nell’amministrazione comunale a guida dem, che aveva sottoscritto un “patto di collaborazione” per la gestione dello stabile. Una scelta che oggi mette in difficoltà il sindaco Stefano Lo Russo, che si è limitato a una comunicazione asettica, quasi burocratica: “La Prefettura ha accertato violazioni delle prescrizioni. Il patto è cessato”. Nessun accenno politico, nessuna soddisfazione per la chiusura, solo formule notarili che suonano quantomeno tiepide.

La foto pubblicata sui social:

La posizione del primo cittadino torinese appare ancora più debole quando si considera che per mesi ha mantenuto rapporti cordiali con il collettivo, salvo poi prendere le distanze, tardivamente, di fronte all’evidenza. Un atteggiamento che ha suscitato perplessità trasversali, tanto da far dire a Daniela Ruffino di Azione: “Lo Russo avrebbe dovuto stracciare il patto dopo i primi incidenti violenti. Dovrebbe ricordare il coraggio del vecchio Pci nel condannare senza riserve i movimenti autonomi quando degeneravano”.

Anche il segretario del Pd torinese Marcello Mazzù e il capogruppo Claudio Cerrato hanno tentato di difendere l’operato dell’amministrazione, ma finendo per complicare ulteriormente la situazione: “Non abbiamo mai cercato soluzioni semplici. Salvaguardare esperienze di quartiere attive da trent’anni è importante”. Parole che evitano accuratamente di affrontare il nodo politico della vicenda, ovvero i legami, anche ideologici, che parte della sinistra torinese ha intrattenuto con gli ambienti antagonisti.

Mentre il Pd si attorciglia nelle sue contraddizioni, Fratelli d’Italia non perde l’occasione per celebrare l’operazione con toni trionfali. Augusta Montaruli, vicecapogruppo alla Camera del partito di Giorgia Meloni, esulta sui social: “Finalmente chiuso il covo dei professionisti della violenza che qualcuno voleva addirittura sanare. Grazie al ministro Piantedosi per aver ignorato il racconto della sinistra, a partire dal sindaco”.

Ma il tocco più ironico arriva dalla comunicazione social di FdI: una foto natalizia che ritrae il premier sorridente accanto a un albero addobbato. Sotto l’albero, tra i pacchi regalo, spunta un biglietto inequivocabile: “Askatasuna sgomberato”. La didascalia recita semplicemente: “Grazie per questo regalo”. Un’immagine studiata per far infuriare gli antagonisti e mettere all’angolo le opposizioni, con un tempismo da marketing politico perfetto.

La reazione degli occupanti non si è fatta attendere: “Piantedosi rivendica lo sgombero, Lo Russo si accoda alla repressione dei movimenti sociali”. Una manifestazione di solidarietà è stata convocata per le 18, ma la partita politica sembra ormai chiusa.

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Resta il bilancio di una vicenda che fotografa le difficoltà della sinistra torinese nel prendere posizioni nette su temi delicati come ordine pubblico e legalità, preferendo i distinguo e le mediazioni fino all’ultimo. Un approccio che forse andava bene in altri tempi, ma che oggi appare poco comprensibile ai cittadini che chiedono risposte chiare. E mentre il centrodestra brinda con immaginette natalizie, il Pd si ritrova con un altro dossier ingombrante da spiegare.

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