Fiorello sbotta contro la sinistra: “Cosa cantate Bella Ciao a fare?”

Lo showman difende Facchinetti e accusa una certa sinistra: tolleranza a parole, intolleranza nei fatti.

Il conduttore siciliano non si è trattenuto e ha lanciato un appello provocatorio che sta facendo discutere. Durante “La Pennicanza” su Rai Radio 2, Fiorello è uscito allo scoperto schierandosi con Francesco Facchinetti e contestando l’atteggiamento di una sinistra che predica tolleranza ma pratica l’intolleranza.

Il caso è esploso quando Facchinetti ha deciso di partecipare ad Atreju, la kermesse di Gioventù Nazionale e Fratelli d’Italia. La sua presenza ha scatenato un’ondata di insulti sui social, colpevole di aver commesso il peccato imperdonabile di andare a un evento della destra meloniana. Ma Fiorello non ci sta e difende il dj: “Mi schiero con Facchinetti. Da quando è uscito che sarebbe andato ad Atreju, ha ricevuto un sacco di insulti”, ha detto lo showman.

Sul palco di Atreju, Facchinetti aveva parlato chiaro: “Prima di tutto sono qua da uomo libero. Sui social mi hanno insultato. Purtroppo dall’altra parte sanno solo coltivare l’odio, l’invidia”. Parole che hanno acceso gli animi, ma che hanno trovato in Fiorello un alleato inaspettato.

Il conduttore ha poi allargato il discorso alle polemiche della fiera “Più libri più liberi”, dove alcuni editori hanno boicottato stand politicamente sgraditi tra canti di “Bella Ciao” e teli stesi. Ed è qui che Fiorello affonda: “Questo non succede con gli eventi di sinistra. Amici della sinistra, non dovevate mettervi lì davanti e cantare ‘Bella Ciao’. Avreste dovuto applaudire, dimostrare apertura, dare spazio anche agli estremisti. Così avreste mostrato davvero di essere democratici”.

Un appello forte che mette il dito nella piaga di una certa sinistra più impegnata a costruire muri ideologici che ponti di dialogo. La domanda di Fiorello è semplice ma dirompente: come puoi cantare “Bella Ciao” celebrando la libertà e contemporaneamente insultare chi la esercita andando dove vuole?

Lo showman catanese ha dimostrato coraggio nell’esporsi pubblicamente, consapevole delle conseguenze. Non a caso ha chiuso con un ironico “E ora… insultatemi pure!”, anticipando le reazioni che sarebbero arrivate. Ma questa provocazione contiene una verità scomoda: la tolleranza predicata da certi ambienti vale solo dentro il proprio recinto ideologico.

Fiorello ha anche commentato con la sua solita ironia il confronto tra Gianfranco Fini e Francesco Rutelli andato in scena ad Atreju: “Sembravano nel film ‘Cocoon’, tra bagni in piscina e confronto tra bozzoli. La Meloni ha aggiunto: ‘Fini? È una vecchia fiamma…'”. Risate, ma anche nostalgia per quando il confronto politico era possibile senza anatemi.

La questione va oltre il caso Facchinetti o la fiera del libro. Tocca il cuore di un problema culturale più grande: l’esistenza di un’egemonia che si autoalimenta escludendo chi pensa diversamente, nascondendosi dietro la retorica dell’antifascismo mentre pratica una forma di razzismo ideologico.

“Pensa come vuoi, ma pensa come noi” sembra il comandamento non scritto di questa cultura dell’intolleranza mascherata da apertura. Ma i libri veri ci insegnano che la realtà non è fatta di buoni e cattivi, di bianco e nero, bensì di sfumature. E sono proprio queste sfumature che Fiorello ha colto, portando aria fresca nel dibattito pubblico.

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Il conduttore ha dimostrato che puoi essere libero anche nel mondo dello spettacolo, senza doverti inchinare al pensiero unico. Ha difeso il diritto di Facchinetti di esprimere le proprie opinioni e di frequentare gli ambienti che preferisce senza essere linciato mediaticamente. Un atto di coraggio che merita rispetto, al di là delle posizioni politiche.

La vera democrazia, quella che Fiorello rivendica, si misura dalla capacità di dare spazio anche a chi la pensa diversamente, di applaudire il confronto invece di impedirlo, di costruire dialogo invece di innalzare barricate. In tempi in cui l’antifascismo rischia di diventare l’ultimo rifugio di chi ha esaurito argomenti, le parole dello showman suonano come un richiamo salutare alla ragione.

Fonte: liberoquotidiano.ittoday.it

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