
Dopo la sanzione UE da 120 milioni, Musk alza lo scontro e cita il “Quarto Reich”: tensione senza precedenti tra Bruxelles, Washington e X.
Lo scontro tra Elon Musk e l’Unione europea ha raggiunto un nuovo punto di rottura. Dopo la multa da 120 milioni di euro inflitta venerdì 5 dicembre alla piattaforma X per violazioni del Digital Services Act, il miliardario ha reagito con una durezza senza precedenti, arrivando a paragonare le istituzioni europee al regime nazista.
La Commissione europea ha chiuso parzialmente un’indagine durata due anni, sanzionando X per tre violazioni specifiche: l’uso ingannevole della spunta blu di verifica, un archivio pubblicitario non conforme agli standard di trasparenza e l’ostruzione all’accesso ai dati pubblici per i ricercatori. Si tratta della prima multa applicata dal Digital Services Act, il regolamento europeo che impone alle piattaforme digitali maggiore responsabilità nella gestione dei contenuti online.
La risposta di Musk non si è fatta attendere. Il patron di X ha prima dichiarato che “l’Ue dovrebbe essere abolita”, invocando il ritorno della sovranità ai singoli Stati nazionali. Poi è arrivata la mossa più controversa: la condivisione di un’immagine che mostra la bandiera europea sollevarsi per rivelare sotto di essa la svastica nazista, accompagnata dal commento “praticamente” in risposta a un post che definiva l’Ue “il quarto Reich”.
Una chiusura di account come rappresaglia
Parallelamente, Nikita Bier, responsabile di prodotto di X, ha annunciato la chiusura dell’account pubblicitario della Commissione europea, accusando Bruxelles di aver sfruttato una presunta vulnerabilità nel sistema pubblicitario della piattaforma per pubblicare contenuti in modo scorretto. Secondo Bier, la Commissione avrebbe fatto accedere un profilo inattivo per aumentare artificialmente la portata di un contenuto, violando così le regole che X applica a tutti gli utenti.
La replica europea è stata immediata e categorica. Un portavoce della Commissione ha respinto ogni accusa, chiarendo che Bruxelles “utilizza sempre tutte le piattaforme di social media in buona fede” limitandosi a impiegare gli strumenti standard messi a disposizione dalle piattaforme stesse. Inoltre, l’Ue ha ricordato di aver sospeso dall’ottobre 2023 ogni forma di pubblicità o servizio a pagamento su X, precisando che questa decisione rimane valida.
L’intervento americano e le tensioni transatlantiche
Lo scontro ha assunto rapidamente una dimensione politica più ampia. Il vicepresidente americano J.D. Vance è intervenuto ancora prima dell’ufficializzazione della sanzione, denunciando su X quella che ha definito un tentativo di imporre la censura: “L’Ue dovrebbe sostenere la libertà di parola, non colpire le aziende americane”. Anche Marco Rubio, segretario di Stato della nuova amministrazione Trump, ha definito la multa “un attacco a tutte le piattaforme tecnologiche americane” da parte di governi stranieri.
Da Bruxelles, la vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen ha però respinto con fermezza l’accusa di censura: “Questa decisione riguarda la trasparenza di X e non ha nulla a che fare con la moderazione dei contenuti”. Virkkunen ha sottolineato che le regole europee non sono discriminatorie e che “se si rispettano le nostre regole, non si viene multati”.
Il nodo della spunta blu e della trasparenza
Al centro della sanzione c’è proprio quella spunta blu che X concede a chiunque sia disposto a pagare, senza verificare realmente l’identità degli utenti. Per la Commissione, questo sistema inganna gli utenti ed espone il pubblico a truffe e frodi di impersonificazione. Il Digital Services Act non impone la verifica obbligatoria degli utenti, ma vieta esplicitamente di affermare falsamente che un controllo sia avvenuto quando non è così.
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X avrà ora 60 giorni per indicare misure correttive sulla spunta blu e 90 giorni per quelle relative a pubblicità e accesso ai dati. In caso contrario, scatteranno ulteriori sanzioni. Restano inoltre in corso altri filoni d’indagine sul trattamento dei contenuti illegali e sul funzionamento dell’algoritmo della piattaforma.
Il paragone con il regime nazista utilizzato da Musk, va detto, riecheggia narrative consolidate della propaganda russa che da decenni associa l’integrazione europea al totalitarismo. L’account originale che ha pubblicato l’immagine condivisa da Musk mostra chiari orientamenti filorussi, con contenuti legati al filosofo Aleksandr Dugin e al nazionalismo serbo. Una scelta che solleva interrogativi sulla consapevolezza o superficialità con cui il miliardario amplifica determinati messaggi ai suoi oltre 200 milioni di follower.
Fonte: fanpage.it – corriere.it
