Musk attacca l’UE dopo la multa: la dichiarazione choc

L’attacco di Elon Musk all’Unione Europea dopo la maxi-multa da 120 milioni apre un nuovo fronte: polemica, propaganda e una domanda scomoda.

Elon Musk ha deciso che l’Unione Europea deve sparire. Proprio così: “abolita”, con la sovranità restituita ai singoli Paesi. L’ultima uscita del proprietario di X arriva puntuale dopo che Bruxelles ha inflitto al suo social network una multa da 120 milioni di euro per violazioni del Digital Services Act. Una cifra che, per un uomo che vale centinaia di miliardi, equivale probabilmente alla mancia lasciata al ristorante. Eppure Musk si infuria, tuona contro la “folle” burocrazia europea e chiede quanto tempo ci vorrà prima che l’Ue scompaia del tutto. La domanda è: chi gli ha dato la delega per decidere l’architettura politica di un continente?

La sanzione contestata riguarda tre violazioni specifiche: la spunta blu a pagamento considerata ingannevole (45 milioni di euro), la scarsa trasparenza nell’archivio pubblicitario (35 milioni) e il mancato accesso ai dati pubblici per i ricercatori (40 milioni). Bruxelles sostiene che queste misure non siano punitive, ma dissuasive. Una distinzione sottile che serve a ricordare alle big tech chi detta le regole in Europa. Il problema è che le regole europee, pur nobili negli intenti, rischiano spesso di trasformarsi in una giungla normativa che soffoca innovazione e competitività.

Musk, prevedibilmente, non ci sta. Su X ha scritto che “l’Ue sta soffocando lentamente l’Europa” con le sue normative. E qui, va detto, una briciola di verità c’è. L’eccesso di regolamentazione europea ha creato un ambiente dove le imprese tecnologiche faticano a crescere, mentre Silicon Valley e Shenzhen corrono. Ma sentire un miliardario che si lamenta di dover rispettare delle norme – per quanto farraginose – fa sorridere amaramente. Le regole valgono per tutti, anche per chi ha comprato un social network per 44 miliardi di dollari.

Le dichiarazioni di Musk hanno trovato subito sponda nella destra europea. Geert Wilders ha definito la Commissione “un’istituzione totalitaria” che nessuno ha eletto, chiedendone l’abolizione. Viktor Orban ha elogiato il coraggio di Musk. Anche dall’amministrazione Trump arrivano bordate: il vicepresidente J.D. Vance ha accusato Bruxelles di multare X perché “non ha imposto la censura”, mentre il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato di “attacco alle piattaforme tecnologiche americane”.

Qui emerge un altro nodo: l’Europa appare sempre più marginale nello scacchiere geopolitico. Come ha notato il ministro Guido Crosetto, Washington guarda alla Cina come competitor principale, mentre l’Ue viene percepita come attore secondario. Non proprio lusinghiero per un’unione di 450 milioni di abitanti che dovrebbe essere un peso massimo economico.

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La Commissione Europea difende il DSA come strumento per combattere contenuti illeciti e garantire trasparenza. Kaja Kallas ha ribadito che “la leva dell’Ue è economica” e le sanzioni servono a tutelare i cittadini. Giusto, ma quando la tutela diventa una camicia di forza burocratica, qualche domanda bisogna farsela.

Il caso X è solo il primo di una serie: Bruxelles sta stringendo i controlli su Meta, TikTok e altre piattaforme. Le multe potrebbero diventare più salate, fino al divieto di operare in Europa. Ma mentre l’Ue multa, gli Stati Uniti innovano e la Cina domina interi settori. Forse il problema non è solo Musk.

Fonte: tg.la7.it – nicolaporro.it

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