
Le parole di Silvia Salis aprono un nuovo fronte di polemica sul modo in cui vengono descritti gli elettori italiani.
Le dichiarazioni della sindaca di Genova Silvia Salis a Piazzapulita hanno fatto discutere. Durante l’intervista del 4 dicembre con Corrado Formigli su La7, ha tracciato un ritratto degli elettori italiani che merita una riflessione. Secondo Salis, esisterebbe una differenza sostanziale tra chi vota centrodestra e chi vota centrosinistra: “Il tema della coerenza è fortemente sentito nell’elettorato progressista. L’elettore di destra richiede meno coerenza ed è meno rigido e severo. Mentre quello di sinistra, se non rispetti i programmi, ti aspetta sotto casa.”
Queste parole risuonano poco rispettose e lontane dalla realtà. Non si tratta di essere più o meno coerenti: si tratta di come si giudicano i propri rappresentanti. Una parte dell’elettorato evidentemente, valuta i risultati concreti, non le promesse a vuoto. Guardano ai fatti, non alle dichiarazioni di principio. Questo non significa essere meno esigenti: significa avere un approccio pragmatico alla politica.
La questione non è la tolleranza verso le mancanze, ma la capacità di distinguere tra ciò che è possibile realizzare e ciò che resta solo propaganda. Quando si governa, ci si confronta con la realtà: i vincoli economici, le emergenze, i compromessi necessari. Chiedere rigidamente l’attuazione letterale di ogni promessa elettorale può essere un esercizio ideologico interessante, ma poco utile per chi vuole vedere il Paese andare avanti.
Le parole di Salis rivelano un atteggiamento problematico che si riscontra spesso in certa sinistra: l’idea di possedere una superiorità morale e intellettuale. Prima erano i politici progressisti a presentarsi come moralmente superiori; ora, evidentemente, anche il loro elettorato viene dipinto come più attento, più severo, più coerente. È una narrazione che suona come un’autoassoluzione preventiva: se le cose non funzionano, la colpa è degli elettori troppo esigenti o, paradossalmente, di quelli avversari troppo poco esigenti.
Ma questa lettura ignora un dato fondamentale: l’elettore di centrodestra non è meno attento o meno critico. Semplicemente valuta diversamente. Premia chi mantiene una direzione, chi persegue obiettivi concreti anche quando il percorso non è lineare. Non pretende la perfezione, ma chiede serietà e impegno. E quando è o non è soddisfatto, sa esprimerlo nelle urne, come dimostrano le tante vittorie del centrodestra negli ultimi anni.
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Sarebbe più produttivo, per la sinistra, interrogarsi sul perché milioni di italiani scelgano di votare altrove, invece di attribuire questa scelta a una presunta minore capacità di giudizio. Il successo elettorale non si costruisce guardando dall’alto in basso l’elettorato avversario, ma ascoltando le esigenze reali delle persone, offrendo soluzioni credibili e dimostrando di saper governare quando si ha la responsabilità di farlo.
Silvia Salis è considerata da molti una figura promettente del centrosinistra, una possibile leader del cosiddetto campo largo. Ma se l’approccio è questo – classificare gli elettori in categorie di merito, attribuendo a sé stessi e ai propri sostenitori una sorta di primato morale – allora il problema è più profondo di quanto sembri. Non basta essere giovani e freschi per rinnovare davvero. Serve la capacità di mettersi in discussione, di riconoscere gli errori e di comprendere perché tanti cittadini si sentano rappresentati da altre forze politiche.
Il rispetto reciproco è la base della democrazia. Gli elettori, di ogni schieramento, meritano considerazione, non etichette. Gli elettori del centrodestra non sono meno intelligenti o meno coerenti: hanno semplicemente una visione diversa del Paese e del modo in cui la politica dovrebbe funzionare. Una visione che, evidentemente, convince ancora tanti italiani.
Fonte: nicolaporro.it – la7.it
