
I dati mettono sullo stesso piano le responsabilità di Putin e Zelensky.
Il sondaggio Lab21 per Affaritaliani mostra un quadro inatteso: tra gli intervistati, il 38,2% indica Vladimir Putin come principale ostacolo al processo di pace, mentre il 37,4% attribuisce la responsabilità a Volodymyr Zelensky. Il 24,4% ritiene invece che entrambi i presidenti contribuiscano in egual misura al blocco negoziale. Sulle soluzioni diplomatiche, il 49,2% preferisce il piano iniziale di matrice statunitense, considerato più accettabile per Mosca, mentre il 48,7% sceglie l’opzione più vicina alla linea sostenuta dalle istituzioni europee.
I numeri diffusi da Affaritaliani evidenziano una distanza marcata tra opinione pubblica e posizioni ufficiali. Il governo italiano mantiene l’appoggio a Kiev e l’Unione Europea continua a sostenere la resistenza ucraina, ma il campione analizzato da Lab21 mostra un orientamento più critico verso entrambi i fronti. Negli ultimi mesi, altri sondaggi pubblicati dallo stesso istituto avevano già registrato segnali di stanchezza rispetto alla prosecuzione del conflitto.
Una percezione così equilibrata delle responsabilità introduce un elemento delicato per la diplomazia occidentale. Se una parte significativa della popolazione ritiene equivalenti le colpe dei due presidenti, il sostegno politico e finanziario a una delle parti rischia di perdere consenso interno. Questo può influenzare il margine d’azione nei tavoli internazionali, in particolare nelle fasi in cui i governi devono decidere nuovi pacchetti di aiuti o aggiornare le strategie di sicurezza.
In Italia, la divaricazione fra opinione pubblica e linea istituzionale diventa più evidente. Le numerose discussioni parlamentari su aiuti militari e contributi europei alla difesa hanno già mostrato segnali di tensione politica. Nel contesto UE, un dato come quello emerso dal sondaggio italiano potrebbe anticipare un fenomeno analogo in altri Paesi membri, soprattutto dove la pressione economica legata alla guerra è più avvertita. Per Bruxelles questo tipo di oscillazione dell’opinione pubblica rappresenta un limite concreto alla costruzione di una posizione unitaria.
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Secondo analisti europei, lo scarto tra narrativa ufficiale e percezioni degli italiani deriva da tre fattori: l’assenza di progressi sul terreno, la difficoltà di individuare una prospettiva chiara di negoziato e l’aumento dei costi associati a un conflitto prolungato. La combinazione di questi elementi favorisce valutazioni più critiche nei confronti della leadership ucraina senza però assolvere Mosca, creando un equilibrio che spiega la quasi parità nelle percentuali.
Se le tendenze indicate da Lab21 dovessero consolidarsi, l’Italia potrebbe trovarsi a gestire un dibattito interno più acceso sulle scelte future: ulteriori invii di aiuti, partecipazione ai programmi europei di riarmo e posizionamento nei negoziati. Uno scenario plausibile è un progressivo irrigidimento del confronto politico nazionale, con effetti sulla capacità del governo di mantenere una linea stabile in sede europea.
Il sondaggio Lab21 evidenzia un cambiamento netto nella percezione degli italiani. La simmetria attribuita alle responsabilità di Putin e Zelensky modifica il quadro del consenso. Per le istituzioni italiane ed europee diventa un dato da gestire con attenzione.
Fonte: affaritaliani.it
