
Oltre Mogherini, l’indagine coinvolge anche Stefano Sannino e un dirigente del Collegio d’Europa, sotto esame appalti e finanziamenti 2021-2022.
All’alba del 2 dicembre 2025 la Procura europea ha disposto il fermo di Federica Mogherini, presidente del Collegio d’Europa ed ex Alto Rappresentante UE, di Stefano Sannino, già segretario generale dell’EEAS, e di un dirigente dell’istituzione accademica di Bruges. Perquisizioni sono state condotte nella sede del Servizio europeo per l’Azione esterna a Bruxelles, al Collegio d’Europa e in diverse abitazioni private. Gli investigatori hanno sequestrato materiale cartaceo e digitale utile a verificare la gestione dei fondi UE destinati a programmi di formazione diplomatica. Le ipotesi di reato spaziano dalla frode negli appalti alla corruzione, con verifiche in corso sulle procedure adottate fra il 2021 e il 2022.
L’operazione nasce dall’incrocio di informazioni raccolte da EPPO e OLAF sull’appalto che ha finanziato la European Diplomatic Academy. Secondo i dati comunicati dalle autorità belghe, nel 2022 l’EEAS aveva assegnato al Collegio d’Europa una gara da 654.000 euro per la gestione del programma. Gli inquirenti vogliono capire se dirigenti dell’istituzione accademica avessero ottenuto accesso anticipato a documenti riservati, condizionando la concorrenza e l’esito del bando. Il fascicolo comprende anche l’acquisto di un immobile da 3,2 milioni di euro a Bruges, effettuato poco prima della procedura di gara: una tempistica considerata anomala e possibile indizio di una strategia di indirizzamento dei fondi.
Il coinvolgimento di figure di primo piano della diplomazia europea apre un fronte delicato per l’immagine dell’UE. Le strutture incaricate di formare i futuri funzionari europei rischiano di perdere credibilità proprio mentre l’Unione tenta di rafforzare il proprio profilo internazionale e consolidare strumenti di cooperazione esterna. Un eventuale accertamento di responsabilità potrebbe spingere Bruxelles a rivedere i criteri di assegnazione degli appalti legati ai programmi strategici, con ricadute sulla distribuzione delle risorse e sui rapporti fra istituzioni centrali e organismi accademici partner.
Per Roma il caso ha un peso politico specifico: sia Mogherini sia Sannino rappresentano due figure italiane che negli ultimi anni hanno avuto ruoli chiave nella costruzione dell’azione esterna europea. La vicenda potrebbe influire sulle dinamiche interne della diplomazia italiana ed europea, soprattutto in vista delle trattative sui nuovi programmi di finanziamento 2026-2027. Nei palazzi comunitari si valuta già l’ipotesi di un rafforzamento dei controlli sui fondi destinati a enti formativi con sede negli Stati membri, tema particolarmente rilevante per l’Italia, che ospita diversi centri accademici beneficiari di fondi UE.
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Secondo analisti europei, il tratto più sensibile dell’inchiesta non risiede tanto nell’importo dei fondi quanto nel possibile utilizzo di informazioni interne per orientare un bando considerato strategico. Se confermato, questo punto indebolirebbe i meccanismi di controllo che regolano l’assegnazione degli appalti comunitari e aprirebbe un precedente scomodo per le istituzioni che aspirano a maggiore autonomia gestionale. Alcuni osservatori sottolineano inoltre che la cooperazione simultanea fra EPPO, OLAF e polizia federale belga indica un livello di attenzione raramente applicato a un caso legato al settore formativo.
Nei prossimi giorni EPPO dovrà decidere se convalidare i fermi, formulare accuse formali o rilasciare gli indagati in attesa di ulteriori accertamenti. Le verifiche sui flussi finanziari e sulla corrispondenza interna dell’EEAS potrebbero richiedere settimane, con possibili sospensioni temporanee dei programmi coinvolti. Un intervento correttivo sulle procedure di gara appare probabile, indipendentemente dall’esito giudiziario.
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